Utopia - Descrizione del progetto
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Utopia è un progetto artistico multidisciplinare in continua evoluzione. Non è una serie di opere. È un sistema: un universo narrativo con una sua logica, i suoi personaggi, le sue fasi.
Alla base c'è Anatomia del margine, una raccolta di prose poetiche autobiografiche che costituisce lo strato zero del progetto: la materia prima, la sorgente da cui emergono i personaggi, le ossessioni e la grammatica visiva di tutto ciò che segue.
Da lì, Utopia si sviluppa per versioni. Ogni versione porta con sé un tema, un mezzo, una fase della distopia contemporanea.
Utopia v0 - Oblio
Lo strato zero. Anatomia del margine è una raccolta di 23 testi in prosa poetica in prima persona, organizzati in quattro movimenti (Plasma, Flusso, Stasi, Lisi) secondo una logica di trasformazione fisica e non cronologica.
Il libro attraversa un'infanzia di provincia, un padre con la sclerosi multipla, un amico morto di overdose, una galleria d'arte che era anche una truffa, il corpo come archivio e l'identità come processo di raffreddamento continuo. È il testo che spiega perché esiste tutto il resto.
È anche il luogo in cui nasce Radio, non come simbolo costruito a tavolino ma come amico immaginario d'infanzia che col tempo diventa qualcosa di più: l'incarnazione della trasmissione, del segnale, della voce che taglia il rumore.
Utopia v1.1 - Carestia

La prima fase pittorica. Opere a olio su tela nate come atto catartico: il vuoto interiore proiettato all'esterno attraverso immagini allegoriche. La Carestia, uno dei Quattro Cavalieri dell'Apocalisse, diventa l'emblema di questa fase: non solo fame di cibo, ma fame di senso, assenza di struttura, erosione dello scopo.
La pittura a olio è usata deliberatamente contro sé stessa: un mezzo tradizionalmente associato alla permanenza e alla maestria viene piegato a rappresentare la disgregazione. Radio compare per la prima volta in questa fase con la sua maschera antigas gialla, figura ambivalente tra malattia e resistenza.
Utopia v2.1 - Pestilenza

Il confine tra mondo interiore ed esteriore crolla. Se la v1.1 piangeva il crollo del senso, la v2.1 fa i conti con la proliferazione di nuovi significati: instabili, contesi, fluidi. Il contagio non è solo biologico: è ideologico, memetico, visivo.
Oggetti del mondo reale vengono infettati con pittura, simboli e glitch, trasformati in artefatti di una realtà che sta già scivolando via. La verità si diffonde come un virus e la realtà diventa indistinguibile dalla sua simulazione. Radio qui agisce da istigatore e testimone: una figura di soglia tra ordine e caos.
Utopia v3.1 - Guerra

Se la v2.1 era infiltrazione, la v3.1 è conflitto aperto. La riscrittura della realtà diventa un atto di guerra: non solo violenza fisica, ma uno scontro fondamentale tra sistemi di significato. Ogni sistema, quando incontra la propria contraddizione, deve crollare o trasformarsi in qualcosa di nuovo.
Questa fase abbraccia tecnica mista, distorsioni e realtà aumentata. Le immagini frammentate rispecchiano il crollo della stabilità ideologica. Dalle rovine non viene restaurato il vecchio ordine: si forgiano nuovi valori. A questa fase appartengono i Santinomons: figure politiche trasformate in santini pop, reliquie laiche di un potere che ha perso il senso del sacro.
Utopia v4.1 - Ascensione
La forma più radicale del progetto. La fisicità viene superata: il confine tra reale e digitale, tra tangibile e concettuale, viene cancellato. Non si tratta più di contaminare o distruggere il mondo materiale, ma di costruirne uno nuovo, interamente sintetico.
Gli ambienti 3D immersivi diventano il mezzo. Le fasi precedenti sopravvivono come artefatti dentro un'architettura digitale costruita. La domanda finale di Utopia non riguarda più il crollo delle vecchie strutture, ma le implicazioni di un mondo in cui perfino la distinzione tra creazione e crollo si dissolve.
Utopia come sistema vivo
Utopia non è una dichiarazione. È un processo. Ogni versione non cancella la precedente: la sovrascrive, lasciandola come traccia, come strato sotto la superficie. Il progetto funziona come un palinsesto: ogni fase visibile porta dentro di sé l'eco di tutte le altre.
Il pubblico non è uno spettatore passivo. Entra nell'universo (attraverso le opere, gli oggetti, il libro) e diventa parte del ciclo di corruzione, crollo e ricostruzione che Utopia mette in scena.
In un mondo in cui la realtà è un'architettura di controllo, Utopia è insieme critica e alternativa. La domanda che pone non ha una risposta definitiva: la cercherai da solo.